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lunedì 10 marzo 2014

IL SOGNO

E’ la mattina, di uno dei tanti lunedì mattina…
Sto andando a lavorare e, come al solito, mi accorgo d’essere in ritardo.

A quest’ora, non c’è in giro molta gente, quindi veloce, attraverso i portici della piazza centrale accelerando il passo, cercando di non farmi “distrarre” dai negozi che accompagnano il mio percorso…  “Quanto è carino quel maglione!” penso,… (e ci do’ un’occhiatina…).

Proseguo subito per la mia strada, lanciando un rapido saluto all’edicolante, mio amico.
Prima di salire il ponte del Naviglio però, devo fermarmi dal tabaccaio per comprare l'abbonamento settimanale della Metropolitana. Di solito lo faccio il sabato o la domenica pomeriggio, ma a volte, anzi spesso, me ne dimentico.

Arrivo davanti al negozio e lo trovo chiuso!... Infatti il lunedì, quella tabaccheria è sempre chiusa… (chissà perché non me lo ricordo mai?...).

Non mi resta che andare direttamente alla stazione del metrò.
Ora corro, dovrò fare la coda al ‘gabbiotto’, e non ho molto tempo.

Col fiatone, giungo a destinazione e mi metto in fila, per acquistare il tesserino.
Finalmente arriva il mio turno, apro lo zainetto per pagare e... “Nooo!!! Ho lasciato a casa il borsellino!!! Ma dove ce l'ho la testa?!?...”


Di colpo apro gli occhi,… sono nella mia stanza,… sul mio letto…  
“Meno male”, - mi consolo, - “era solo un sogno!”. Poi guardo la sveglia: “… sono già le 7 e mezza?...”.
Mi alzo e mi preparo in fretta e furia, bevo un po’ di caffè, do’ un bacio a mamma e a nonna, ed esco di casa, pronta ad affrontare una nuova giornata…
***
… però,... oggi è un lunedì e il mio borsellino è rimasto sul tavolo della cucina…

 di Anna G. Mormina

mercoledì 26 febbraio 2014

SENTO CHE MI SEI VICINO!


Quel sabato pomeriggio, Giovanna era uscita di casa per una passeggiata, ma non aveva voglia di mescolarsi fra la gente del paese che faceva acquisti. Sulla sua carrozzina elettrica, preferì dirigersi verso una tranquilla stradicciola alberata che, portava ad un piccolo Santuario.
Lungo il percorso aveva incontrato alcune persone amiche e, con loro, c’erano stati scambi di saluti. 

Arrivata alla fine della stradina, si accorse che il cancello in ferro battuto del Santuario era aperto, quindi lo varcò, percorse il cortiletto lastricato di porfido, e si diresse verso la piccola chiesa.

C’era solo un minuscolo gradino, facilmente superabile con la carrozzina, e  il portone di ingresso, era appena socchiuso. Spingendolo un po’ entrò in quel Santo luogo, semplice e luminoso,… oltre a lei,  non c’era nessun altro, solo silenzio e un dolce senso di pace…

Giovanna avanzò fin davanti all’altare e, vicino alla porta della sagrestia, in un angolo, notò una vecchia croce impolverata e abbandonata.

Si fermò ad osservare quella croce, provando dispiacere nel vederla così “malconcia”,  proprio come si sentiva lei  stessa, in quel momento…
I suoi pensieri vagarono, trasformandosi in una sorta di dialogo-preghiera con Dio…

“...c’è chi sta peggio di me, lo so, sai?,... ma mi mancano tante piccole cose!!! Vorrei  poter tornare a camminare, a far le pulizie di casa,… pensa, mi manca perfino il mio lavoro!…si, ammetto che col ragioniere era un continuo battibecco, ma… Ma queste cose le sai già, chissà perché te le sto a raccontare… proprio a Te poi, che hai dovuto sopportare molto di più, per causa nostra”…

Sulle guance scesero alcune lacrime,… sulle mani, avvertì il calore di una carezza.
Giovanna alzò la testa e davanti a lei, vide un bimbetto biondo che stringeva un mazzolino di margherite, e che la stava osservando preoccupato.

- Perché piangi?... ti sei persa?
- No, piccolo non mi sono persa, m’è solo entrato un granello di polvere negli occhi… –  e cercò di asciugarsi col dorso della mano…

Si rendeva conto di aver dato una risposta stupida, ma come avrebbe potuto spiegare a quell’innocente?... era contenta però, che era arrivato a distoglierla dai suoi inutili e tristi pensieri, e vedendo il mazzolino di fiori  che teneva nella mano, Giovanna aggiunse:

- Che belle margherite… dove le hai trovate?
Il bimbo rispose:
- Le ho raccolte in un campo qui vicino! Posso regalartene una?

Giovanna sorrise al piccolo e, con il gesto del capo, diede consenso a ricevere il dono. Anche il bimbo le sorrise, e le pose una margherita fra le mani.

- È bellissima! – esclamò Giovanna, alzando il viso per ringraziarlo, ma con sua grande sorpresa, lui non c’era più.

Si guardò intorno cercandolo,… ma era svanito nel nulla.
Non aveva sognato, ne era certa,… la margherita che teneva delicatamente nelle mani, era la conferma che non aveva sognato… Com’era  stato possibile?... Cos’era accaduto?

Un breve istante per capire e Giovanna tornò a guardare la croce.
In cuor suo disse:

“…sei stato Tu a mandarmi quell’angelo, vero?...
Grazie,… sento che mi sei vicino!”

Giovanna tornò a casa col cuore più leggero…

Sono passati molti anni, da quel giorno,… la margherita, si è seccata ma è ancora molto bella, Giovanna l’ha conservata fra le pagine del suo vecchio diario.

di Anna G. Mormina